Fotografia

Torino celebra Robert Capa: a Palazzo Reale fino al 14 luglio

Sarà inaugurata il 15 marzo la retrospettiva dedicata al genio della fotografia, di guerra e non, tra i primi a cogliere l'importanza del mezzo fotografico come arma di denuncia e di testimonianza. 97 scatti in bianco e nero, di straordinario impatto emotivo

Torino celebra Robert Capa: a Palazzo Reale fino al 14 luglio

Torino celebra Robert Capa: a Palazzo Reale fino al 14 luglio

TORINO - Pochi lo sanno ma il suo vero nome era Endre Ernő Friedmann. Nei suoi scatti immortalò la Guerra civile spagnola (1936-39), la resistenza cinese di fronte all'invasione del Giappone (1938), la Seconda guerra mondiale (1941-45), fra cui spicca la documentazione dello sbarco in Normandia, il primo conflitto Arabo-Israeliano (1948) e quello francese in Indocina (1954), durante il quale morì, ucciso da una mina antiuomo, a soli 40 anni.

Nato a Budapest nel 1913, Robert Capa è stato uno dei più grandi maestri della fotografia di tutti i tempi. Tra i primi a capire l'importanza del mezzo fotografico come arma di denuncia e di testimonianza, i suoi reportage furono pubblicati sulle più importanti riviste internazionali, fra cui «Life» e «Picture Post».

Oggi, Torino gli dedica una straordinaria mostra, che sarà inaugurata a Palazzo Reale il 15 marzo e sarà visitabile fino al 14 luglio. Patrocinata dal Comune, è organizzata dalla casa editrice d’arte Silvana Editoriale in collaborazione con Magnum Photos, celebre agenzia fotografica di cui Capa fu uno dei soci fondatori nel 1947.

Dopo il grande successo, lo scorso anno, di un altro genio della fotografia, con la retrospettiva dedicata a Henri Cartier-Bresson, Palazzo Reale prosegue dunque la sua esplorazione lungo l'arte delle immagini. Belliche e non.

Durante la sua breve e folgorante carriera, Capa riuscì a documentare cinque conflitti, con quel suo modo di fotografare potente e toccante allo stesso tempo, senza alcuna retorica e con un’urgenza tale da spingersi a scattare a pochi metri dai campi di battaglia, fin dentro il cuore delle guerre.

Raccontava gli esuli, i soldati feriti, la popolazione civile stremata, e lo faceva con una tale naturalezza perché egli stesso aveva conosciuto molte di quelle esperienze: era stato un rifugiato politico, aveva provato in prima persona la fame, il dolore della perdita, la fuga dalla furia dell'antisemitismo nazista.

Le sue immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza, per l’empatia e l’umanità che riescono a comunicare. Più che le battaglie, Capa racconta gli eventi bellici attraverso gli sguardi della popolazione civile, dei bambini e di tutti i sopravvissuti che, nonostante le perdite e la distruzione, riescono ad andare avanti: immagini che sono entrate in maniera indelebile nell’immaginario del Novecento.

L'esposizione torinese racconta il suo percorso umano e artistico attraverso 97 fotografie in bianco e nero, raggruppate in undici sezioni: Leon Trotsky (1932), France (1936-1939), Spain (1936-1939), China (1938), Britain & Italy (1941-1944), France (1944), Germany (1945), Eastern Europe (1947-1949), Israel (1948-1950), Indochina (1954), Friends.

In mostra sono inoltre presenti alcuni scatti di personaggi famosi, da Picasso a Hemingway, da Matisse a Ingrid Bergman, che dimostrano come Capa non possa essere etichettato semplicemente come fotografo di guerra: molte delle sue immagini catturano, con sensibilità e arguzia, anche le gioie della pace.